sabato 14 novembre 2009

Intermezzo

...tanto l'ho attesa che alla fine la novità è arrivata...
Mi hanno informato che l'attuale plant manager a giorni verrà trasferito in Kentucky, e a me resterà l'onore di "dirigere" il plant venezuelano...
YUPPIIIiii... . . .
Vabbè... non vi aspettate salti di gioia, il posto è quello che è, i venezuelani sono quello che sono... e io pure cerco di non smentirmi...
sto cercando di riflettere, di capire dentro che reazioni trovo
paura, entusiasmo, tristezza, soddisfazione, curiosità, solitudine, orgoglio, fiducia, diffidenza, ...
Abbiamo parlato molto io e Chiara, ci siamo rassicurati a vicenda. Il programma sta procedendo secondo programma, 3/4 anni all'estero per cercare di fare una gavetta che permetta di trovare un lavoro dignitoso in italia e poi si rientra nei ranghi. A livello professionale mi stanno dando una grossa dimostrazione di fiducia (anche se forse sono un po' costretti dalla situazione) e il rischio di bruciarsi è presente... ma non sono troppo preoccupato per il lavoro, che scomposto ai minimi termini è fatto anch'esso di piccole cose, affrontabili e risolvibili. Certo sono molto preoccupato per l'ambiente esterno. Ma terrò gli occhi aperti e se qualcuno lassù mi dà un'occhiata, gli occhi aperti saranno quattro.
Ancora non ci sono notizie ufficiali dagli alti ranghi di cesena, ma già da lunedì di saranno riunioni per il passaggio delle consegne... il trasferimento del mio capo sarà rapido, già da dicembre dovrebbe partire...

Per ora medito sul cambiamento che in realtà cambiamento non è... e mi appisolo
'notte...

giovedì 5 novembre 2009

Un viaggio ben organizzato 3

Contro ogni previsione troviamo un posto al grand hotel Cumaná, una bettola a 3 stelle… che peró a detta di Francisco era troppo cara. "Ok, peró ha una stanza per tutti e quattro!", "Si peró costa “medio palo cada noche” (“mezzo milione” che in euro sarebbero piú o meno 70 per 4 posti letto)", "Ok peró che alternative abbiamo?", "Andiamo a cercare altri posti"



Ok (in tutto ció la zia di Francisco e la sorella ci avevano offerto ospitalitá… ma la zia ha la casa piccola mentre per quanto riguarda la sorella (che poi scopriamo essere 3) domani si incontreranno per la prima volta… é una lunga storia… tra poco ci arriviamo).

Ore 21.30… ritorniamo sul lungomare dove troviamo degli alberghi che sembrano l’hilton a monte mario… capiamo subito dal tipo di auto che passano controllati dalla vigilanza che non é alla nostra portata, altro che medio palo… Troviamo anche un altro hotel, insegna poco appariscente, ci si arriva attraverso un viottolo stretto tra due muri di cinta alti 5 metri circa… Ci aprono un cancello, Hola pana! (ciao amico) … … é un albergo ad ore… tante piccole cellette con le auto diligentemente parcheggiate di fronte ad ogni porta… non é il posto per noi. Vigilanza molto cordiale e amichevole con Francisco e la ragazza nella macchina di fronte a noi, un po’ piú incuriositi quando passiamo io e Nabil, chissá che avranno pensato.

Torniamo al GrandHotel, ma Francisco non é ancora convinto, nonostante con Nabil abbiamo proposto di smezzare in proporzioni differenti… Facciamo talmente tanta pena che il vigilante dell’albergo, seduto subito fuori la porta, ci chiama e ci suggerisce di andare in una strada del centro di Cumaná dove ci sono un sacco di alberghi, tutti in fila.

Obbediamo ringraziando il poco attaccamento al lavoro del muchacho, e riprendiamo la ricerca alle 22. L’ultimo dei 4 alberghi in fila ha una stanza, costa di meno e ci permette di non andare a disturbare i parenti di F. sparsi per Cumaná… e poi di fronte c’é una pizzería abastanza allettante…

Ci fiondiamo dentro per dare i nomi e tutto il resto e il portiere si fionda ad accoglierci…solo che lui, come molti venezuelani, soffre di quella malattia che porta il battito cardiaco a rallentare e rallentare e r a l l e n t a r e e r a l l e t a r e ... inducendo lo stesso ritmo a tutte le altre azioni corporee… a volte anche mentali…

Riusciamo a prendere possesso della camera, io e Nabil stanza con due letti a castello, e io sono felicissimo. Per ottenere un materasso comodo, ma davvero comodo, scopro, la mattina dopo, di aver dormito esattamente nel centro di un tifone... nel flusso dell’aria condizionata accesa di notte… Ma sono sopravvissuto (anche se la mattina avevo, perdónate la licenza poetica, dei batoliti nel naso e negli occhi… … buongiorno!!...)

Scendiamo di corsa anelando la pizza, ma ovviamente la pizzería é chiusa… ci dicono di andare piú avanti di un paio di isolati lungo la strada, l’altra pizzería rimane aperta un po’ di piú… Noi allora, benedicendo la sveltezza del portiere, riusciamo ad arrivare all’altra pizzería, che pare essere il punto da cui é partita l’epidemia della malattia di cui vi parlavo prima. Alle 23.30 circa riusciamo ad ottenere la nostra unica mega pizza (si, la pizzaeria stava chiudendo, meglio una pizza grande che 4 piccole… tradizione americana). Chiedo a Francisco che cosa ci avesse fatto mettere, e lui mi responde: “Tutto”… e io benedico la tradizione americana…

Ci incamminiamo verso l’albergo per cenare, dato che la pizzería chiudeva ci hanno gentilmente messo alla porta, quando scopriamo che l’albergo é chiuso e in portineria non si vede nessuno, non abbiamo numeri di telefono e non ci sono citofoni… Le benedizioni questa será si sprecano…

Aspettiamo, urliamo, scopriamo esserci alcune auto che aspettano di entrare nel garage, dicono di avere una prenotazione, ma anche il parcheggio é chiuso… Aspettiamo, urliamo, e cominciamo a manngiare la pizza… il nervosismo cresce proporcionalmente con l’arsura… buona la pizza con “tutto”… quando spunta il portiere che si scusa dicendo che non ci aveva sentito (mortacci)… Intanto lo avverto che fuori ci sono altre persone che dovrebbero entrare… lui fa una faccia stupita (l’albergo é tutto completo), gli dico che hanno la prenotazione, la faccia stupita diventa terrorizzata, imbarazzata, sorridente… il portiere chiude la porta dietro di noi e rientra dentro di soppiatto… credo che non siamo stati gli unici a benedire quella sera…

Suggerimento: non prenotate alberghi in Venezuela, o quantomeno a Cumaná…

Conquisto finalmente il letto, con la pancia piena di tutto e coca cola… mixata con l’aria condizionata sparata mi aspetta un buon riposo…

La mattina con calma ci svegliamo e ci organizziamo per andare a mare. Prima peró andiamo ad incontrare le sorelle di Francisco. La colazione appena svegli non é una tradizione di qui, sento ancora “tutto” che mi torna su e un caffettino non ci starebbe niente male.

Allora, il papá biologico di F. é un tradizionalista… e seguendo le tradizioni ha sparso per il Venezuela un po’ di figli con diverse donne. F., una volta diventato grande, ha capito che al di lá dei rancori, mantenere contatti con le persone é una cosa positiva (ovviamente, riguardo i rancori, devi riuscire a non soffrire della mancanza di un genitore… e qui sta alla bravura del genitore restante, o alla bassa sensibilitá del soggetto…) quindi a 24 anni ha deciso di incontrare queste sorelle che hanno avuto la fortuna di avere il papá presente (saltuariamente) a casa con loro fino ad oggi.

...

martedì 3 novembre 2009

Un viaggio ben organizzato 2

...

Poi Francisco ha anche una zia e delle sorelle a cumaná… magari ci danno una mano… (la storia della zia e delle sorelle non era molto chiara… poi si rivela per la sua complicatezza piú avanti nel viaggio…)

Io intanto mi spulcio la guida del parco. Sembra prmettere bene. Ci sono decine di spiagge, si raggiungono tutte con delle lance, ma a mali estremi, ci aspettiamo il pienone e le lance potrebbero essere stracolme, uno si butta in una delle spiaggette lungo la strada come Playa Colorada, o Arapito.. insomma abbiamo parecchie vie di fuga. La guida racconta anche di altri piccoli centri… tipo Santa Fe, dove c’é un ostello per giovani backpacker… (che figata penso… poi mi spiegano che se entri a Santa Fe sei fortunato se ne esci in mutande… é facile venir rapinati o altro…)

Nella lista delle cose da fare al rientro c’é lo scrivere una lettera alla lonely planet con la preghiera di rivedere velocemente i consigli sui soggiorni per viaggiaatori fai da te qui in Venezuela…

Ques’anno ci sono stati diversi ponti, e questo é l’ultimo fino alle vacanze di Natale. Questa volta (il 12 ottobre) festeggiamo (¡?!) Cristoforo Colombo.. nonstante qui tutte le statue che ritraggono cristoforino vengano abbattute da vandali con lo scherno delle autoritá che non hanno però la benché minima intenzione di rimetterle al proprio posto. Colombo ufficialmente non é ancora demonizzato come figura… ma presto simon bolívar prendereá anche il suo posto. Il sabato arriva e noi siamo pronti.
A mezzogiorno Antonio ci lascia scappare e la prima tappa é casa di Nabil, per farlo cambiare e mangiarci qualcosa prima di partire. Verso le due, incontriamo Francisco e la ragazza che stanno giá alla seconda terza birra… carichiamo una casa di bottiglie vuote di birra (per risparmiare sulla cassa che compreremo tra poco) e partiamo. In questo paese ogni tipo di celebrazione, riposo, festa, serata, é scandita dal numero di birre che si bevono…

Partiamo con largo ritardo, (per arrivare a Cumanà ci vogliono cmq almeno 5 ore e mezza) e dopo un quarto d’ora siamo giá fermi… la birra ha fatto effetto su Francisco e la ragazza.. ma non contenti comprano altre due birre per loro e due per me e Nabil…

Il viaggio é lungo ma piacevole. Camminiamo su strade non troppo malandate (a parte un tratto suicida di 10 km con pezzi interi di strada franata per le piogge) che corrono attraverso pascoli verdi e paesini senza tempo, dove i giovani si siedono sulle panchine ai lati della strada in corrispondenza ai dossi artificiali (degli Himalaya non segnalati in mezzo alla strada necessari per non avere crolli demografici in questi paesini che nascnon lungo la via) per vedere le auto che rischiano di ribaltarsi…un’ottima occupazione… (nel frattempo Nabil mi racconta con le lacrime agli occhi che anche nel suo paese esiste un’attività del genere... i bambini prendono un grande sasso, lo mettono in una busta di plastica grande, lo camuffano quanto basta e lo piazzano in mezzo alla strada... il guidatore tranquillo e beato sui accorge della busta... pensa: “è una busta”... e ci passa sopra inconsapevole di dover sostituire, se gli va bene, coppa dell’olio e quant’altro... altra bella occupazione... p.s. se andate in Marocco siete avvisati...)

Dopo 4 o 5 soste ben pianificate (nelle quali incredibilmente si faceva a turno per fare pipí, mai due alla volta) e 2 soste rifornimenti (durante le quali oviamente non si puó fare pipí…) arriviamo a destinazione… Cumaná… ore 21.00 … troveremo dove dormire?

domenica 25 ottobre 2009

Un viaggio ben organizzato 1

L’idea era quella di partire per tre giorni e scendere verso sud fino allo stato Amazonia… Antonio ci aveva suggerito di arrivare a puerto Ayacucho, dormire lí e la domenica mattina cercare qualche attivitá sulla riva dell’alto Orinoco.

Puerto Ayacucho é un paesotto piuttosto recente. Sorge sulla riva destra dell’Orinoco nella parte in cui il fiume fa da confine tra Venezuela e Colombia. Il fatto é che solo negli ultimi anni cinquanta hanno costruito la strada che arriva dal nord fino al profondo sud. Ancora oggi la strada si ferma qui, oltre ci sono solo alberi e foreste. La guida dice che addirittura vasti tratti della catena montuosa piú a sud del Venezuela non sono mai stati visitati… non pensavo che al mondo ci fossero ancora zone inesplorate…

Eravamo parecchio eccitati… oltre a poter fare rafting a motore sul fiume, a puerto Ayacucho c’é la possibilitá di mangiare carne di tapiro e di altri animali inusuali. Il problema é che come tutti i fin de semana largo, i ponti, i venezuelani escono dalle loro case e si riversano nelle poche pensioni disponibili in questi luoghi, turistici, ma neanche tanto. Andiamo a cercare tra le conoscenze di Antonio e su internet se c’é qualcuno che ci puó ospitare…ma niente.

Secondo problema, per arrivare a puerto Ayacucho servono 10 ore almeno, di macchina… niente male. E partire a mezzogiorno con la prospettiva di dover attraversare l’Orinoco su una chiatta di notte non è il massimo… Piano piano il progetto amazonia sfumava senza riserve…

Allora ci buttiamo sull’occidente, io e Nabil… andiamo a vedere Coro, cittadina coloniale, seconda capitale del Venezuela precedente a Caracas, e di domenica passiamo a vedere una zona desertica con dune di sabbia parecchio alte (da google earth sembra davvero deserto incontaminato) e di seguito ci buttiamo sulla penisola di, non mi ricordo il nome, dove ci sono distese di cactus, spiagge per surfisti e un faro abbandonato da raggiungere con un tracciato di fuoristrada…

Se non che al gruppetto si aggiunge Francisco con la ragazza… lui é stato a Coro e mi dice, “una cittadina carina, un’ora e mezza e torni a casa…” e poi: “il deserto? Vabbé voi in europa l’avrete visto per forza il deserto…” e io: “... ...”, e lui: “ah, in Europa non ci sono aree desertiche?”, e io ancora: “…. ….”
Cambiamo di nuovo programma, speriamo per l’ultima volta dato che sono le 8 di será del giorno precedente alla partenza… Allora é deciso. Andiamo al parco nazionale di Mochima. Venezuela orientale, parco nazionale di isole “incontaminate” lungo la strada per Cumanà.

martedì 29 settembre 2009

tre secondi

Ci sono tre secondi del viaggio che ogni mattina mi porta in ufficio che da soli valgono una boccata di ossigeno puro, un sospiro e, quando sono proprio fortunato, un attimo di stupore sereno.
Per arrivare in ufficio prima devo uscire da Caracas, poi mi tocca un tratto di grandi curve che l'autostrada fa assecondando la mezza costa delle montagne che, sempre di un verde intenso, circondano Caracas, ed infine la discesa verso la valle del Tuy, dove c'è Charallave.
Nel tratto centrale c'è una curva, una sola, dalla quale si possono vedere una dopo l'altra, tutte le montagne che fanno da cornice ad una valle stretta e lunga che si protrae per chilometri. E queste montagne accompagnano lo sguardo fino all'orizzonte, quando le nuvole lo permettono, lontanissimo e con sfumature incredibili. A volte le nuvole nascondono le cime delle montagne, a volte formano un letto bianco nella vallata e allora si vedono solo queste forme geometriche sospese a mezz'aria, a volte ancora le nuvole coprono in parte solo la cima giù in fondo in fondo alla valle, e allora si creano dei quadri incredibili.
A volte non si vede niente... con la pioggia o con la nebbia la valle scompare...
Forse a rendere più preziosa questa vista è il fatto che non la becchi sempre, devi rimanere concentrato alla guida, poi le decine di curve dell'autostrada sono tutte maledettamente uguali, e non mi posso fermare da nessuna parte lungo la strada per fare una foto o godermi per qualche minuto la vista.
No.
Ogni volta è una sorpresa girarmi e avere questo flash della valle che scappa via... non me l'aspetto, non la cerco, eppure lei compare...

A proposito di comparizioni... oggi mentre mangiavo mi è venuta una voglia irrazionale e gravidanziale di fiore di zucca fritto. Mi sono immaginato l'alicetta con la mozzarella squagliata intorno, il profumo di fiore di zucca e la pastella croccante e dura intorno... quasi avevo la allucinazioni... sto proprio alla frutta...

Buonanotte!!!!

giovedì 24 settembre 2009

...piove...

quasi finisce la seconda settimana di rientro quiggiù... e sto quasi riprendendo l'abitudine a questi luoghi e queste facce. La vacanza casereccia è stata croce e delizia... anzi, meglio prima delizia e poi croce. Il secondo arrivo è diverso, già so cosa aspettarmi... non c'è più l'effetto sorpresa con il quale ammortizzi tutti gli inconvenienti della giornata. Poi in officina tira un'aria pesante... magari è proprio la mancanza dell'effetto sorpresa, oppure è proprio che l'aria è pesante, c'è qualcosa sotto... e io lo scoprirò! Tie'

Siamo in piena stagione delle piogge. Ogni giorno, nonostante durante la giornata splenda un sole che ti brucia la pelata, verso le 6 (ora fatidica del previsto ritorno a casa) si copre tutto e si scatena l'inferno. Nel tratto di autostrada che faccio per tornare a casa l'acqua ha un'altezza fissa di 10 cm... e corre e scorre tra le macchine senza paura. Ora, finche andavo in giro con il carroarmato di Antonio (un Ford SportTrack 4.7 litri 4x4 benzina, una manna per il benzinaio) tutto a posto... ma ora che mi ritrovo con la cugina sconcia del vecchio Piddu della famiglia Cosatti (una splendida Uno 1.3 litri, una mannaia per il benzinaio (ve la devo spiegare, con la Ford dal benzinaio ci passavo una volta ogni 2 giorni e ci mettevo 70 litri di benzina, ora con la Uno ci passo sempre ogni 2 giorni, che il serbatoio porta 25 litri più o meno, ma al benzinaio rompo solo le palle, che con quello che pago non ci compra neanche mezzo caffè)) ...dicevo, con la Uno è tuttaun'altra storia. Quando guido nell'acqua sento gli schizzi sotto i piedi, il tergicristallo arranca e la radio suona la canzone delle Spintarelle (ve le ricordate? "Glu glu glu... glu glu glu")
Insomma per non essere volgari, mi cago sotto ogni sera e le spalle rimangono nella posizione Gobbo di Notre Dame per la tensiona (oltre a guidare abbracciato al volante sperando di vedere la strada)...
Per forutna non è successo tutti tutti i giorni... al volte il problema del vedere la strada non si è posto, si stava tutti fermi a prendere il te', aspettando che i pompieri rimuovessero gli alberi caduti lungo la strada... con un machete... uno, non due... UNO

UNA squadra di pompieri... UN machete

c'ho messo 2 ore e mezza per tornare a casa...

cmq piccola riflessione sulle notizie che mi sono messo a "spulciare" (ma neanche tanto...) che risalgono all'8 settembre. Da una parte c'è un certo Barak che di fronte ad una folta platea di un college di Washington se ne esce con un discorso piuttosto indigesto: "Per avere successo dovete studiare". Dall'altra parte arrivano gli echi degli applausi che il Red Carpet (rosso ancor di più per la presenza delle cravatte del regista e del soggetto) di Venezia ha riservato all'ospite/soggetto/icona del documentario di Oliver Stone... il nostro presidente Chavez. Quello che nelle due settimane di viaggio europeo ha visitato la Bielorussia e Iran e Russia e Spagna e Italia appunto. Nell'ordine, in Iran promette ad Ahmadinejad promette 20.000 barili di petrolio al giorno in cambio di 800 Mln di dollari/anno e qualche "chicca" sull'arricchimento dell'uranio, in Russia discute con l'amico Putin (quanti amici che ha Putin) riguardo il soprannominato "Asse del male" anti-iperialista (si parla dell'impero statunitense), compra 4.4 miliardi di dollari di armi (missili anti-aerei, fucili, etc) e 92 (novantadue) carri armati per la spesa di 2.2 miliardi di dollari (questi ultimi prestati dalle banche russe) in cambio dell'esclusivo sfruttamento di una parte dei possibili giacimenti di petrolio sotto il fiume Orinoco (nel frattempo riconosce politicamente Ossezia e Abkazia come repubbliche indipendenti), arriva in Italia dove fonti locali venezuelane parlano di una telefonata di un'ora don il Presidente del Consiglio, fatto non confermato in Italia, partecipa al festival di Venezia come ospite di Oliver Stone (il documentario presentato tratta della rivoluzione venezuelana con protagonista il presidente) riceve gli applausi del pubblico (alcuni giornali hanno fatto notare come il pubblico plaudente era lo stesso che alcuni giorni dopo avrebbe applaudito i documentari riguardanti gli scontri seguiti alle elezioni in Iran), ricorda l'amicizia con i presidenti Napolitano e Berlusconi e entusiasma i presenti con un "porto l'Italia nel cuore". Infine conclude il viaggio in Spagna, anche qui accolto come un buon ospite da Zapatero e come un nuovo amico, dopo aver messo da parte i vecchi rancori, da re Juan Carlos. In questa occasione il presidente C. tira fuori uno scoop, al largo dlle coste nord-occidentali del paese un consorzio Eni-Repsol (50-50) ha scoperto uno dei più grandi giacimenti di gas al mondo. Grandi applausi. La PDVSA, compagnia petrolifera statale entrerà automaticamente nel consorzio con una quota del 35%. A Repsol ed Eni toccherà il 32.5% cadauna. Applausi (?!?).
Il viaggio di Chavez termina qui. Speriamo che i ragazzi abbiano assimilato qualcosa dal discorso di Barak...

ora tutti sotto coperta...si va a nanna!
Buonanotte

lunedì 14 settembre 2009

el temblor

per poco non rimanevo in Italia...

arriviamo al banco dell'accettazione bagagli e il tipino mi guarda e mi fa, "quanti bagagli?", e io, "due!!", e lui,"vabbè, comincia a darmi il passaporto e poi vediamo, sei in stand by"... e allora io penso, "scusa ma mi vedi per caso una lucetta rossa sulla faccia?" ma invece gli chiedo solo spiegazioni... risposta: "il volo è completo, aspettiamo che chiudano le liste e poi vediamo" (sembrava di stare fuori una discoteca, che a seconda della lista entri o no...)

dopo un bel respiro profondo mi giro e comincio a cercare di spiegare la situazione ai miei, cercando di rendere logico quello che logico non è... vendere più biglietti dei posti realmente presenti sull'aereo solo in base a considerazioni statistiche... va tutto bene... quasi sempre... ecco.. noi eravamo appena fuori quel "quasi"

cmq alla fine il posto si trova e il tipino aggiunge, "ok parti, ma sai che c'è la possibilità che i bagagli arrivino domani, a volte non prendono i bagagli delle persone overbooking", allora io rispondo, "nella ridente cittadina di Caracas, sai quante possibilità ho di vedermi arrivare il bagaglio il giorno dopo il mio arrivo?"... e allora lui se ne esce con la solita frase tenera/triste/patetica/irritante... "eh lo so, ma io non c'entro niente, sai, io gli sparerei a quelli che causano queste situazioni, che poi ci vado io di mezzo"

e va bene... allora stai meglio tu!

cmq partiamo, io e i miei bagagli, arrivati in orario e tutti interi (tutti e tre noi) dopo aver dormito troppo, anche succosamente sull'aereo, tra un film e uno snack. (parentesi filmica, sono riuscito a vedere "Ricatto d'amore" con Sandra Bullock e "Generazione mille euro" di un certo Venier, davvero davvero carini tutti e due, il primo più del secondo, classica commediola italiana, cmq piacevole)
Arrivo a Caracas e chi incontro? per la seconda volta (delle due) un terremoto accompagna la mia venuta. Questa volta un 7mo grado piuttosto violento ma non assassino (solo 14 feriti). Intanto smi sono fatto 9 piani a piedi con una valigia e ho trovato le abat jour cappottate e un quadretto nella stanza barcollante...
Fortunatamente per ora niente strascichi.

Oggi ho ricominciato il lavoro dopo una domenica passata all'insegna della full immersion nella quinta serie di Lost... ho visto 9 puntate... Al ritorno dal lavoro oggi ho incontrato la pioggia... ma non la pioggia normale... la PPIIOOGGGGIIAA.... sinceramente non ho mai, ma proprio mai visto in vita mia tanta acqua cadere dal cielo... stavamo tutti in fila a 30km all'ora, vicini vicini per vedere le luci della macchina di fronte per avere una guida (non avrei mai voluto essere il primo della fila questa volta) e nessuno che superava, mai accaduto prima...
Fichissimo vedere che in autostrada per una ventina di km, senza interruzione, le macchine camminavano in una decina di centimetri d'acqua... cmq arrivato a casa ho sfoderato il parmiggiano e il barattoletto di pesto... quattro caserecce e ora sono pronto per la nanna... altro che pronto... già sogno...

buon risveglio a voi dall'altra parte del globo