martedì 3 novembre 2009

Un viaggio ben organizzato 2

...

Poi Francisco ha anche una zia e delle sorelle a cumaná… magari ci danno una mano… (la storia della zia e delle sorelle non era molto chiara… poi si rivela per la sua complicatezza piú avanti nel viaggio…)

Io intanto mi spulcio la guida del parco. Sembra prmettere bene. Ci sono decine di spiagge, si raggiungono tutte con delle lance, ma a mali estremi, ci aspettiamo il pienone e le lance potrebbero essere stracolme, uno si butta in una delle spiaggette lungo la strada come Playa Colorada, o Arapito.. insomma abbiamo parecchie vie di fuga. La guida racconta anche di altri piccoli centri… tipo Santa Fe, dove c’é un ostello per giovani backpacker… (che figata penso… poi mi spiegano che se entri a Santa Fe sei fortunato se ne esci in mutande… é facile venir rapinati o altro…)

Nella lista delle cose da fare al rientro c’é lo scrivere una lettera alla lonely planet con la preghiera di rivedere velocemente i consigli sui soggiorni per viaggiaatori fai da te qui in Venezuela…

Ques’anno ci sono stati diversi ponti, e questo é l’ultimo fino alle vacanze di Natale. Questa volta (il 12 ottobre) festeggiamo (¡?!) Cristoforo Colombo.. nonstante qui tutte le statue che ritraggono cristoforino vengano abbattute da vandali con lo scherno delle autoritá che non hanno però la benché minima intenzione di rimetterle al proprio posto. Colombo ufficialmente non é ancora demonizzato come figura… ma presto simon bolívar prendereá anche il suo posto. Il sabato arriva e noi siamo pronti.
A mezzogiorno Antonio ci lascia scappare e la prima tappa é casa di Nabil, per farlo cambiare e mangiarci qualcosa prima di partire. Verso le due, incontriamo Francisco e la ragazza che stanno giá alla seconda terza birra… carichiamo una casa di bottiglie vuote di birra (per risparmiare sulla cassa che compreremo tra poco) e partiamo. In questo paese ogni tipo di celebrazione, riposo, festa, serata, é scandita dal numero di birre che si bevono…

Partiamo con largo ritardo, (per arrivare a Cumanà ci vogliono cmq almeno 5 ore e mezza) e dopo un quarto d’ora siamo giá fermi… la birra ha fatto effetto su Francisco e la ragazza.. ma non contenti comprano altre due birre per loro e due per me e Nabil…

Il viaggio é lungo ma piacevole. Camminiamo su strade non troppo malandate (a parte un tratto suicida di 10 km con pezzi interi di strada franata per le piogge) che corrono attraverso pascoli verdi e paesini senza tempo, dove i giovani si siedono sulle panchine ai lati della strada in corrispondenza ai dossi artificiali (degli Himalaya non segnalati in mezzo alla strada necessari per non avere crolli demografici in questi paesini che nascnon lungo la via) per vedere le auto che rischiano di ribaltarsi…un’ottima occupazione… (nel frattempo Nabil mi racconta con le lacrime agli occhi che anche nel suo paese esiste un’attività del genere... i bambini prendono un grande sasso, lo mettono in una busta di plastica grande, lo camuffano quanto basta e lo piazzano in mezzo alla strada... il guidatore tranquillo e beato sui accorge della busta... pensa: “è una busta”... e ci passa sopra inconsapevole di dover sostituire, se gli va bene, coppa dell’olio e quant’altro... altra bella occupazione... p.s. se andate in Marocco siete avvisati...)

Dopo 4 o 5 soste ben pianificate (nelle quali incredibilmente si faceva a turno per fare pipí, mai due alla volta) e 2 soste rifornimenti (durante le quali oviamente non si puó fare pipí…) arriviamo a destinazione… Cumaná… ore 21.00 … troveremo dove dormire?

domenica 25 ottobre 2009

Un viaggio ben organizzato 1

L’idea era quella di partire per tre giorni e scendere verso sud fino allo stato Amazonia… Antonio ci aveva suggerito di arrivare a puerto Ayacucho, dormire lí e la domenica mattina cercare qualche attivitá sulla riva dell’alto Orinoco.

Puerto Ayacucho é un paesotto piuttosto recente. Sorge sulla riva destra dell’Orinoco nella parte in cui il fiume fa da confine tra Venezuela e Colombia. Il fatto é che solo negli ultimi anni cinquanta hanno costruito la strada che arriva dal nord fino al profondo sud. Ancora oggi la strada si ferma qui, oltre ci sono solo alberi e foreste. La guida dice che addirittura vasti tratti della catena montuosa piú a sud del Venezuela non sono mai stati visitati… non pensavo che al mondo ci fossero ancora zone inesplorate…

Eravamo parecchio eccitati… oltre a poter fare rafting a motore sul fiume, a puerto Ayacucho c’é la possibilitá di mangiare carne di tapiro e di altri animali inusuali. Il problema é che come tutti i fin de semana largo, i ponti, i venezuelani escono dalle loro case e si riversano nelle poche pensioni disponibili in questi luoghi, turistici, ma neanche tanto. Andiamo a cercare tra le conoscenze di Antonio e su internet se c’é qualcuno che ci puó ospitare…ma niente.

Secondo problema, per arrivare a puerto Ayacucho servono 10 ore almeno, di macchina… niente male. E partire a mezzogiorno con la prospettiva di dover attraversare l’Orinoco su una chiatta di notte non è il massimo… Piano piano il progetto amazonia sfumava senza riserve…

Allora ci buttiamo sull’occidente, io e Nabil… andiamo a vedere Coro, cittadina coloniale, seconda capitale del Venezuela precedente a Caracas, e di domenica passiamo a vedere una zona desertica con dune di sabbia parecchio alte (da google earth sembra davvero deserto incontaminato) e di seguito ci buttiamo sulla penisola di, non mi ricordo il nome, dove ci sono distese di cactus, spiagge per surfisti e un faro abbandonato da raggiungere con un tracciato di fuoristrada…

Se non che al gruppetto si aggiunge Francisco con la ragazza… lui é stato a Coro e mi dice, “una cittadina carina, un’ora e mezza e torni a casa…” e poi: “il deserto? Vabbé voi in europa l’avrete visto per forza il deserto…” e io: “... ...”, e lui: “ah, in Europa non ci sono aree desertiche?”, e io ancora: “…. ….”
Cambiamo di nuovo programma, speriamo per l’ultima volta dato che sono le 8 di será del giorno precedente alla partenza… Allora é deciso. Andiamo al parco nazionale di Mochima. Venezuela orientale, parco nazionale di isole “incontaminate” lungo la strada per Cumanà.

martedì 29 settembre 2009

tre secondi

Ci sono tre secondi del viaggio che ogni mattina mi porta in ufficio che da soli valgono una boccata di ossigeno puro, un sospiro e, quando sono proprio fortunato, un attimo di stupore sereno.
Per arrivare in ufficio prima devo uscire da Caracas, poi mi tocca un tratto di grandi curve che l'autostrada fa assecondando la mezza costa delle montagne che, sempre di un verde intenso, circondano Caracas, ed infine la discesa verso la valle del Tuy, dove c'è Charallave.
Nel tratto centrale c'è una curva, una sola, dalla quale si possono vedere una dopo l'altra, tutte le montagne che fanno da cornice ad una valle stretta e lunga che si protrae per chilometri. E queste montagne accompagnano lo sguardo fino all'orizzonte, quando le nuvole lo permettono, lontanissimo e con sfumature incredibili. A volte le nuvole nascondono le cime delle montagne, a volte formano un letto bianco nella vallata e allora si vedono solo queste forme geometriche sospese a mezz'aria, a volte ancora le nuvole coprono in parte solo la cima giù in fondo in fondo alla valle, e allora si creano dei quadri incredibili.
A volte non si vede niente... con la pioggia o con la nebbia la valle scompare...
Forse a rendere più preziosa questa vista è il fatto che non la becchi sempre, devi rimanere concentrato alla guida, poi le decine di curve dell'autostrada sono tutte maledettamente uguali, e non mi posso fermare da nessuna parte lungo la strada per fare una foto o godermi per qualche minuto la vista.
No.
Ogni volta è una sorpresa girarmi e avere questo flash della valle che scappa via... non me l'aspetto, non la cerco, eppure lei compare...

A proposito di comparizioni... oggi mentre mangiavo mi è venuta una voglia irrazionale e gravidanziale di fiore di zucca fritto. Mi sono immaginato l'alicetta con la mozzarella squagliata intorno, il profumo di fiore di zucca e la pastella croccante e dura intorno... quasi avevo la allucinazioni... sto proprio alla frutta...

Buonanotte!!!!

giovedì 24 settembre 2009

...piove...

quasi finisce la seconda settimana di rientro quiggiù... e sto quasi riprendendo l'abitudine a questi luoghi e queste facce. La vacanza casereccia è stata croce e delizia... anzi, meglio prima delizia e poi croce. Il secondo arrivo è diverso, già so cosa aspettarmi... non c'è più l'effetto sorpresa con il quale ammortizzi tutti gli inconvenienti della giornata. Poi in officina tira un'aria pesante... magari è proprio la mancanza dell'effetto sorpresa, oppure è proprio che l'aria è pesante, c'è qualcosa sotto... e io lo scoprirò! Tie'

Siamo in piena stagione delle piogge. Ogni giorno, nonostante durante la giornata splenda un sole che ti brucia la pelata, verso le 6 (ora fatidica del previsto ritorno a casa) si copre tutto e si scatena l'inferno. Nel tratto di autostrada che faccio per tornare a casa l'acqua ha un'altezza fissa di 10 cm... e corre e scorre tra le macchine senza paura. Ora, finche andavo in giro con il carroarmato di Antonio (un Ford SportTrack 4.7 litri 4x4 benzina, una manna per il benzinaio) tutto a posto... ma ora che mi ritrovo con la cugina sconcia del vecchio Piddu della famiglia Cosatti (una splendida Uno 1.3 litri, una mannaia per il benzinaio (ve la devo spiegare, con la Ford dal benzinaio ci passavo una volta ogni 2 giorni e ci mettevo 70 litri di benzina, ora con la Uno ci passo sempre ogni 2 giorni, che il serbatoio porta 25 litri più o meno, ma al benzinaio rompo solo le palle, che con quello che pago non ci compra neanche mezzo caffè)) ...dicevo, con la Uno è tuttaun'altra storia. Quando guido nell'acqua sento gli schizzi sotto i piedi, il tergicristallo arranca e la radio suona la canzone delle Spintarelle (ve le ricordate? "Glu glu glu... glu glu glu")
Insomma per non essere volgari, mi cago sotto ogni sera e le spalle rimangono nella posizione Gobbo di Notre Dame per la tensiona (oltre a guidare abbracciato al volante sperando di vedere la strada)...
Per forutna non è successo tutti tutti i giorni... al volte il problema del vedere la strada non si è posto, si stava tutti fermi a prendere il te', aspettando che i pompieri rimuovessero gli alberi caduti lungo la strada... con un machete... uno, non due... UNO

UNA squadra di pompieri... UN machete

c'ho messo 2 ore e mezza per tornare a casa...

cmq piccola riflessione sulle notizie che mi sono messo a "spulciare" (ma neanche tanto...) che risalgono all'8 settembre. Da una parte c'è un certo Barak che di fronte ad una folta platea di un college di Washington se ne esce con un discorso piuttosto indigesto: "Per avere successo dovete studiare". Dall'altra parte arrivano gli echi degli applausi che il Red Carpet (rosso ancor di più per la presenza delle cravatte del regista e del soggetto) di Venezia ha riservato all'ospite/soggetto/icona del documentario di Oliver Stone... il nostro presidente Chavez. Quello che nelle due settimane di viaggio europeo ha visitato la Bielorussia e Iran e Russia e Spagna e Italia appunto. Nell'ordine, in Iran promette ad Ahmadinejad promette 20.000 barili di petrolio al giorno in cambio di 800 Mln di dollari/anno e qualche "chicca" sull'arricchimento dell'uranio, in Russia discute con l'amico Putin (quanti amici che ha Putin) riguardo il soprannominato "Asse del male" anti-iperialista (si parla dell'impero statunitense), compra 4.4 miliardi di dollari di armi (missili anti-aerei, fucili, etc) e 92 (novantadue) carri armati per la spesa di 2.2 miliardi di dollari (questi ultimi prestati dalle banche russe) in cambio dell'esclusivo sfruttamento di una parte dei possibili giacimenti di petrolio sotto il fiume Orinoco (nel frattempo riconosce politicamente Ossezia e Abkazia come repubbliche indipendenti), arriva in Italia dove fonti locali venezuelane parlano di una telefonata di un'ora don il Presidente del Consiglio, fatto non confermato in Italia, partecipa al festival di Venezia come ospite di Oliver Stone (il documentario presentato tratta della rivoluzione venezuelana con protagonista il presidente) riceve gli applausi del pubblico (alcuni giornali hanno fatto notare come il pubblico plaudente era lo stesso che alcuni giorni dopo avrebbe applaudito i documentari riguardanti gli scontri seguiti alle elezioni in Iran), ricorda l'amicizia con i presidenti Napolitano e Berlusconi e entusiasma i presenti con un "porto l'Italia nel cuore". Infine conclude il viaggio in Spagna, anche qui accolto come un buon ospite da Zapatero e come un nuovo amico, dopo aver messo da parte i vecchi rancori, da re Juan Carlos. In questa occasione il presidente C. tira fuori uno scoop, al largo dlle coste nord-occidentali del paese un consorzio Eni-Repsol (50-50) ha scoperto uno dei più grandi giacimenti di gas al mondo. Grandi applausi. La PDVSA, compagnia petrolifera statale entrerà automaticamente nel consorzio con una quota del 35%. A Repsol ed Eni toccherà il 32.5% cadauna. Applausi (?!?).
Il viaggio di Chavez termina qui. Speriamo che i ragazzi abbiano assimilato qualcosa dal discorso di Barak...

ora tutti sotto coperta...si va a nanna!
Buonanotte

lunedì 14 settembre 2009

el temblor

per poco non rimanevo in Italia...

arriviamo al banco dell'accettazione bagagli e il tipino mi guarda e mi fa, "quanti bagagli?", e io, "due!!", e lui,"vabbè, comincia a darmi il passaporto e poi vediamo, sei in stand by"... e allora io penso, "scusa ma mi vedi per caso una lucetta rossa sulla faccia?" ma invece gli chiedo solo spiegazioni... risposta: "il volo è completo, aspettiamo che chiudano le liste e poi vediamo" (sembrava di stare fuori una discoteca, che a seconda della lista entri o no...)

dopo un bel respiro profondo mi giro e comincio a cercare di spiegare la situazione ai miei, cercando di rendere logico quello che logico non è... vendere più biglietti dei posti realmente presenti sull'aereo solo in base a considerazioni statistiche... va tutto bene... quasi sempre... ecco.. noi eravamo appena fuori quel "quasi"

cmq alla fine il posto si trova e il tipino aggiunge, "ok parti, ma sai che c'è la possibilità che i bagagli arrivino domani, a volte non prendono i bagagli delle persone overbooking", allora io rispondo, "nella ridente cittadina di Caracas, sai quante possibilità ho di vedermi arrivare il bagaglio il giorno dopo il mio arrivo?"... e allora lui se ne esce con la solita frase tenera/triste/patetica/irritante... "eh lo so, ma io non c'entro niente, sai, io gli sparerei a quelli che causano queste situazioni, che poi ci vado io di mezzo"

e va bene... allora stai meglio tu!

cmq partiamo, io e i miei bagagli, arrivati in orario e tutti interi (tutti e tre noi) dopo aver dormito troppo, anche succosamente sull'aereo, tra un film e uno snack. (parentesi filmica, sono riuscito a vedere "Ricatto d'amore" con Sandra Bullock e "Generazione mille euro" di un certo Venier, davvero davvero carini tutti e due, il primo più del secondo, classica commediola italiana, cmq piacevole)
Arrivo a Caracas e chi incontro? per la seconda volta (delle due) un terremoto accompagna la mia venuta. Questa volta un 7mo grado piuttosto violento ma non assassino (solo 14 feriti). Intanto smi sono fatto 9 piani a piedi con una valigia e ho trovato le abat jour cappottate e un quadretto nella stanza barcollante...
Fortunatamente per ora niente strascichi.

Oggi ho ricominciato il lavoro dopo una domenica passata all'insegna della full immersion nella quinta serie di Lost... ho visto 9 puntate... Al ritorno dal lavoro oggi ho incontrato la pioggia... ma non la pioggia normale... la PPIIOOGGGGIIAA.... sinceramente non ho mai, ma proprio mai visto in vita mia tanta acqua cadere dal cielo... stavamo tutti in fila a 30km all'ora, vicini vicini per vedere le luci della macchina di fronte per avere una guida (non avrei mai voluto essere il primo della fila questa volta) e nessuno che superava, mai accaduto prima...
Fichissimo vedere che in autostrada per una ventina di km, senza interruzione, le macchine camminavano in una decina di centimetri d'acqua... cmq arrivato a casa ho sfoderato il parmiggiano e il barattoletto di pesto... quattro caserecce e ora sono pronto per la nanna... altro che pronto... già sogno...

buon risveglio a voi dall'altra parte del globo

giovedì 13 agosto 2009

News

Un po`di Notizie da qui (di carattere diverso...)

Colombia and its neighbours

Bazookas and bases

Aug 6th 2009 | BOGOTÁ AND CARACAS

http://www.economist.com/world/americas/displaystory.cfm?story_id=14179195


Venezuela's media crackdown

Switched off

Aug 6th 2009 | CARACAS

http://www.economist.com/world/americas/displaystory.cfm?story_id=14179203


Corriere della Sera:

Chavez: «Basta golf, è da borghesi»

http://www.corriere.it/esteri/09_agosto_13/chavez_chiude_campi_da_golf_6c3a804a-87f4-11de-94f5-00144f02aabc.shtml

Faatemi sapere...
CIao!

Choroni

Ê passsato quasi un mese dall'utlima volta che mi sono fatto vivo sul blog... semplice calo dell'entusiasmo, mancanza di un pubblico presente, Chiara è arrivata come tutti gli uragani portano scompiglio e nuovi interessi, oppure sempre lei mi ha vietato di esprimermi liberamente sul web, oppure ho scritto tutti i giorni fino ad ora,solo che il governo mi ha censurato...

Forse tutto questo messo insieme, l'importante è che sono di nuovo qui. Con, come sempre, miliardi di cose da raccontare e non un briciolo di speranza nel riuscire a raccontarle tutte...

Il periodo di rodimento è piuttosto passato. Una settimana prima che arrivasse Chiara ho preso l'iniziativa e ho coinvolto gli altri 3 italiani operai sfamigliati ad andare tutti a mare. L'impresa è riuscita a metà... nel senso che siamo riusciti ad andare a mare, ma 2 su 4 (le venezuelane fanno un brutto effetto, e la distanza da casa lo amplifica). Considerate che per andare a mare mi sono svegliato alle 4 di mattina, alle 5.45 ho preso Nabil (ultimo arrivato nella truppa italiana, nato a Casablanca e con moglie e figlia che lo aspettano a Cesena) a Charallave e ci siamo diretti verso Choroni. Alle 9 eravamo in spiaggia. E nelle 3 ore di viaggio lo spettacolo. Praticamente la strada fino a Maracay è una autopista tranquilla che in un'ora ti permette di mangiare 120 km in una oretta. Poi cominci a scalare la montagna che separa Maracay dalla costa. E qui arriva il bello, perchè ti ritrovi su una strada che passa attraverso una vegetazione fittissima, canne di bambù che fanno della strada una cattedrale, felci che se ne approfittano dell'umidità per crescere in ogni dove, un colore verde troppo intenso... Più di una volta con Nabil abbiamo osservato che se anche non fossimo arrivati al mare, la strada valeva da sola il viaggio fino a lì...
La parte più divertente è stata il percorrere la strada che, nonstante sia percorsa ogni giorno da decine di autobus di vacanzieri per un giorno, in diversi punti ti fa camminare raso raso alla roccia per evitare di osservare da vicino i torrenti che scorrono giù a valle. La prima volta non mi è sembrata più di tanto pericolosa (questo fine settimana ci torniamo...e vi dirò)... sì devi suonare il clacson prima di girare sui tornanti, ogni tanto sei bloccato dai bus che fanno manovra per fare le curve troppo strette per loro... ma non mi sembrava più pericolosa delle strade normali che abbiamo sulle Alpi...
Lungo la strada si attraversano due fiumiciattoli che la strada ha aggredito nel letto, e dove c'è acqua ci sono i bambini che giocano in mutande schizzandosi mentre i genitori riposano in macchina qualche metro più in là...
Alla fine si arriva in un pueblo che nulla ha da invidiare alle ricostruzioni hollywoodiane dei paesini messicani tutti colorati... e inizia la bolgia...
I pescatori che ti avvicinano offrendoti dei passaggi in lancia fino alle spiaggette inaccessibili in macchina... e in quattro e quattro otto, ci siamo fatti `pescare da un omuncolo che ci offriva un passaggio per Chuao... una spiaggia a 15 minuti di barca da Puerto Colombia (il pueblo di prima) piena di tende di campeggiatori, piccole baracche tutte organizzate per offrire comida a modico prezzo... un pescetto sulla piastra con contorno e insalata per 40 Bol... abbastanza buono e, cosa più importante, siamo ancora vivi...
Ma la nostra salvezza è stata la cool box, indispensabile attrezzo per sopravvivere alla calura spiaggesca... come si può fare senza una ingombrante scatolona pesante piena di ghiaccio e (nel nostro caso di Zup e succhetti, ma nella maggior parte dei casi) di Whiskey e Vodka che per trasportarla ti uccidi i calcagni perchè sbatte in continuazione sulle gambe?
A parte gli scherzi...è molto comoda, ma alla fine è solo una delle tante cosette che qui si copiano dagli americani, se ne diventa dipendenti e, infine, fanatici... Come le banche con 7 bancomat per il prelievo, come i poliziotti in bicicletta, i fuoristrada enormi con i vetri oscurati e il cambio automatico, le bevande extrazuccherate da bere rigorosamente con il ghiaccio...
Ci hanno detto diverse volte che il modo per far finire una festa che si protrae a lungo nella notte senza fa arrabbiare le persone che vi partecipano è dire semplicemente che "il ghiaccio è finito"... nessuno qui berrebbe mai una birra o un trajo senza ghiaccio...
Per ora vi lascio, mi vado a fare una CocaCola on the rocks...
Ciao belli!!!